Giappone

È sicuro viaggiare in Giappone dopo i 50 o i 60 anni?

Di Gianluca Vitale · 28 Luglio 2026

Gruppo di viaggiatori italiani over 50 al tempio Fushimi Inari in Giappone

È sicuro viaggiare in Giappone dopo i 50 o i 60 anni? È la domanda che, magari senza dirlo apertamente, mi fanno quasi tutti quelli che mi scrivono per organizzare un viaggio. È una domanda legittima, quando si parla di andare dall’altra parte del mondo, in un paese che sembra così diverso dal nostro. La risposta breve è sì, forse più sicuro di quanto vi aspettiate. Quella lunga merita qualche riga in più.

Sicuro viaggiare in Giappone? Una sicurezza che si sente sulla pelle

Il Giappone è oggettivamente una delle nazioni più sicure al mondo, e non è solo una statistica da citare. È qualcosa che si percepisce fisicamente, appena si mette piede per strada.

Ci sono luoghi, anche in Italia, dove capita di avvertire quella sensazione di allerta: succede a molti di noi, per esempio, tra i binari della stazione di Milano, quella tensione leggera quando qualcuno si avvicina troppo o si ha la sborsa stretta sotto braccio. In Giappone quella sensazione semplicemente non esiste. In sei anni di viaggi, con centinaia di persone accompagnate, non ho mai avuto un episodio di microcriminalità, uno scippo, una molestia, un momento di paura per strada. Mai.

Un dettaglio che colpisce sempre chi viaggia con noi: la polizia giapponese, nella stragrande maggioranza dei casi, non gira armata. Non è un caso isolato: è lo specchio di un paese dove la sicurezza non è un’eccezione, è la normalità.

La barriera linguistica: meno spaventosa di quanto sembri

Qui tocchiamo un tasto che sembra dolente ma, nella pratica, lo è molto meno di quanto si pensi. È vero che i giapponesi, un po’ come noi italiani, non sono un popolo naturalmente a proprio agio con l’inglese. Quindi sì, la lingua può essere una barriera.

Ma è anche una delle cose più affascinanti del viaggio: tutta la cartellonistica, nelle grandi città come nei luoghi di passaggio, è bilingue, ideogrammi giapponesi e inglese fianco a fianco. Le app di traduzione oggi fanno miracoli. E poi, diciamocelo, in un viaggio organizzato c’è sempre un accompagnatore che fa da ponte anche con l’inglese.

La cosa che diverte sempre di più i miei gruppi, però, è un’altra: negli hotel, anche a 4 o 5 stelle, capita di trovarsi davanti qualcuno che non parla una parola di inglese, e vederlo tirare fuori con naturalezza un traduttore automatico per continuare la conversazione. Per me, che ci sono passato più volte, funziona benissimo. Non è un ostacolo: è parte del viaggio.

Quanto si cammina, davvero

Prendiamo Tokyo come esempio, perché è la città dove la domanda si pone più spesso. Nelle grandi città giapponesi si cammina, e ci sono parecchi dislivelli: scale per prendere la metropolitana, sottopassaggi, percorsi non sempre lineari.

Se qualcuno ha difficoltà motorie importanti, è giusto dirlo con onestà, la giornata tipo può diventare impegnativa. Ma se si parla di difficoltà lievi, quelle comuni a molti over 50 o over 60, non c’è davvero nessun problema. Il trasporto pubblico è efficientissimo e comodissimo, e questo aiuta molto a compensare le camminate: non capita mai, mai, di trovarsi bloccati o senza alternative.

E se qualcuno sta male?

È la domanda che, giustamente, preoccupa di più chi viaggia dopo una certa età, magari con qualche pensiero in più sulla propria salute. Gli ospedali giapponesi sono all’avanguardia, tra i più avanzati al mondo. Consigliamo sempre un’assicurazione di viaggio a tutti, ma su un viaggio organizzato con noi la copertura sanitaria è già inclusa.

Per fortuna non ho mai dovuto affrontare un’emergenza sanitaria seria con un gruppo, ma so, anche da fonti indirette, che il livello dell’assistenza medica giapponese è altissimo. È un’informazione che aiuta a partire più sereni, anche se non ce ne accorgeremo, spero, mai.

La vera paura non è il Giappone: è il diverso

Molto spesso, soprattutto con i clienti over 40, la paura che sento prima della partenza non riguarda davvero la sicurezza del Giappone. Riguarda il nuovo, il diverso, l’idea di stare per settimane in un paese così lontano dal nostro, culturalmente e geograficamente. È una paura comprensibile: siamo letteralmente dall’altra parte del mondo.

Ma è proprio quella distanza, quella diversità, a rendere il Giappone un’esperienza che ti coinvolge e ti avvolge in un modo che pochi altri paesi sanno fare. Chi parte con quel timore, quasi sempre torna con il magone di dover ripartire, di dover lasciare un posto che si è imparato ad amare in poche settimane.

Lo racconta bene Anita, una nostra viaggiatrice tornata da poco da un tour in Giappone con noi: la scoperta del paese, dice, è stata graduale, e poco a poco quella cultura così diversa dalla nostra se l’è fatta amare completamente. È esattamente quello che succede quasi sempre a chi si chiede se sia sicuro viaggiare in Giappone dopo i 50 anni: si parte con qualche timore, e si torna con un pezzo di Giappone dentro.

Gianluca Vitale

Accompagnatore specializzato in Asia da 6 anni, con un anno vissuto in Cina. Co-fondatore di Viaggipop, ha accompagnato oltre 500 viaggiatori in Giappone, India, Cina, Thailandia, Malesia, Indonesia, Singapore e Vietnam.

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