Si mangia bene in Giappone? Dipende da chi sei. Se non hai restrizioni alimentari, la risposta è sì, senza dubbi. Se sei vegetariano o vegano, è possibile ma richiede attenzione. Se sei celiaco, è difficile — ma non impossibile. Vediamo caso per caso.
Restrizioni alimentari in Giappone: la situazione reale
In quasi sei anni di viaggi in Giappone, ho visto praticamente ogni tipo di esigenza a tavola: chi ha un’allergia, chi è vegetariano da sempre, chi ha scoperto la celiachia da adulto e ha paura di partire. La verità è che le restrizioni alimentari in Giappone si affrontano in modo diverso a seconda di cosa si tratta — e vale la pena capire le differenze prima di partire, non scoprirle al primo ristorante chiuso in faccia.
La barriera linguistica sui menu
Imbattersi in un menu completamente in giapponese in una piccola izakaya è un’esperienza stupenda — ma bisogna essere in modalità viaggiatore, non in modalità turista. Le izakaya vere sono sempre piccolissime, non superano quasi mai la quindicina di commensali. A volte basta guardarsi intorno e ordinare quello che stanno mangiando gli altri.

C’è anche un aiuto pratico che pochi conoscono: in Giappone i ristoranti sono noti per ricreare i loro piatti in silicone, quasi identici all’originale, esposti in vetrina. Basta entrare e indicare quello che si vuole mangiare, anche senza parlare una parola di giapponese o inglese. Se invece sei in modalità turista, stai tranquillo: esistono moltissimi ristoranti con menu in inglese o con le foto dei piatti.
Il sushi in Giappone è cultura, non un piatto
Mangiare sushi in Giappone è un’esperienza completamente diversa da quella dei ristoranti giapponesi che conosciamo in Italia — che spesso, diciamocelo, sono gestiti da cinesi e propongono una fusion che con il Giappone ha poco a che fare. In Giappone il sushi è cultura: pochi piatti, di altissimo livello. E vale una regola semplice: più è piccolo il locale, migliore sarà l’esperienza. Io il sushi lo mangio solo in Giappone, e sono fortunato perché ci torno almeno tre volte l’anno.

izakaya a Osaka, gestione restrizioni alimentari in GiapponeRicordo una piccolissima izakaya gestita da un padre di forse ottant’anni e suo figlio sulla sessantina. Accanto a me c’era un ragazzo giapponese che cercava di comunicare con me attraverso ChatGPT — non ho mai capito perché non usasse semplicemente Google Translate.
Abbiamo iniziato a parlare, e a bere sake insieme. Immaginatevi come eravamo ridotti dopo quaranta minuti di quel ritmo. Un’esperienza che porterò con me per sempre: ero a Tokyo, in uno di quei vicoli dove le case basse vengono sovrastate dai grattacieli, dove non c’è nulla di particolare da vedere sulla carta — ma che per uno come me vale oro colato.
Per chi non ha restrizioni
Mangiare in Giappone senza restrizioni alimentari, per un italiano, non è affatto difficile. Troverai sempre qualcosa di buono: non è una cucina “pasticciata”, diversamente da altre (l’India, per dire, è tutta un’altra storia da questo punto di vista). Se proprio ti manca l’Italia, esistono anche diverse catene di ristoranti italiani. Ma se vieni con me, ti garantisco che ogni sera ti farò scoprire qualcosa di unico e buonissimo, senza bisogno di cercare rifugio nel già noto.
Se stai ancora decidendo il periodo migliore per partire, ho scritto una guida su [quando andare in Giappone]
Vegetariani e vegani: possibile, ma con attenzione
Qui la situazione è più complicata. Il concetto di “vegetariano” quando si parla di restrizioni alimentari in Giappone, il caso di vegetariani e vegani è probabilmente il più frainteso.in Giappone viene spesso frainteso: a causa della scarsa diffusione storica del vegetarianismo e veganismo in stile occidentale, molti ristoratori credono che una dieta vegetariana possa tranquillamente includere pesce, frutti di mare o brodi a base di carne. C’è anche un ingrediente “invisibile” a cui fare attenzione: il dashi, il brodo alla base di gran parte della cucina giapponese (zuppe di miso, molti contorni, persino piatti che sembrano solo vegetali), è quasi sempre preparato con katsuobushi, scaglie di pesce essiccato — anche chi lo cucina spesso non lo percepisce come “pesce” in senso stretto, quindi non basta chiedere un piatto senza carne.
Detto questo, dalla mia prima volta in Giappone, sei anni fa, ho visto un netto miglioramento. Per chi viaggia con me non ci sono problemi: uso una lista di locali che ho creato e testato personalmente in questi anni, proprio per questo motivo.
Celiachia: difficile, ma non impossibile
Anche qui, gestire le restrizioni alimentari in Giappone richiede attenzione a dettagli che non ti aspetti però qui bisogna essere onesti: la celiachia in Giappone è complicata da gestire, anche perché solo lo 0,19% della popolazione giapponese è celiaca — è un concetto poco conosciuto e poco attrezzato a livello di ristorazione. Un altro ingrediente da tenere d’occhio è la salsa di soia classica (shoyu): è fatta con soia e grano, quindi contiene glutine — l’alternativa da cercare è il tamari tradizionale, che ne è privo. Ho avuto una cliente celiaca, e insieme siamo sempre riusciti a mangiare durante tutto il viaggio. Non è stata una passeggiata, ma se ami viaggiare, a volte bisogna anche saper scendere a qualche compromesso.
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Un consiglio (quasi un obbligo)
A chi viaggia con me chiedo sempre una cosa, indipendentemente dalla restrizione alimentare: portare con sé una Allergy Card tradotta in giapponese. È un piccolo foglio che elenca in modo chiaro, nella lingua del posto, cosa non puoi mangiare — e fa una differenza enorme quando serve mostrarlo direttamente a un cameriere o a un cuoco.
Se hai un’esigenza alimentare specifica e vuoi sapere come la gestiamo nei nostri viaggi, scrivimi: ne parliamo insieme prima di partire. Gestire bene le restrizioni alimentari in Giappone è più semplice di quanto sembri, se si arriva preparati.