Visto Corea del Sud 2027: serve o no? No, se sei cittadino italiano e resti per motivi turistici fino a 90 giorni: in quel caso la Corea del Sud non richiede alcun visto, basta il passaporto. Ma dal 2027 cambia una cosa importante rispetto a prima — vediamo cosa serve davvero, con un episodio vero che ci è capitato in dogana per capire perché conviene fare attenzione.

Visto Corea del Sud: quando serve e quando no
Per un soggiorno turistico fino a 90 giorni (su un periodo di 180), i cittadini italiani non hanno bisogno di alcun visto per entrare in Corea del Sud. Serve solo un passaporto valido per l’intera durata del soggiorno e un biglietto di ritorno o di prosecuzione del viaggio. Anche qui non è richiesta per legge una validità residua minima del passaporto, ma il consiglio pratico resta lo stesso che do sempre per l’Asia: almeno 6 mesi di margine oltre la data di rientro, per evitare qualsiasi complicazione ai controlli.

K-ETA: il passaggio che cambia dal 2027
Fino al 31 dicembre 2026 i cittadini italiani sono esentati dall’obbligo del K-ETA, l’autorizzazione elettronica di viaggio equivalente all’ESTA americano. Dal 1° gennaio 2027, invece, diventa obbligatorio: chi parte con noi a maggio-giugno 2027 dovrà richiederlo prima di partire. Si fa sul sito ufficiale k-eta.go.kr, costa circa 10.000 won (8-9 euro), va richiesto almeno 24 ore prima della partenza ed è valido 2 anni. Vale solo per turismo, visite familiari o eventi non retribuiti — se il motivo del viaggio è diverso, le regole cambiano.

E-Arrival Card: un passaggio in più rispetto al Giappone
A differenza del Giappone, la Corea richiede a tutti, indipendentemente dal K-ETA, la compilazione della e-Arrival Card, la carta di arrivo elettronica che ha sostituito quella cartacea. Si fa gratis online su e-arrivalcard.go.kr, fino a 72 ore prima dell’arrivo, e serve anche a chi era già esente da altri obblighi.
Il dettaglio che in pochi conoscono: i farmaci (e una storia vera)
Qui la Corea è molto più rigida del Giappone. Farmaci con principi attivi controllati richiedono un permesso specifico d’importazione, da richiedere con giorni di anticipo, e anche per farmaci comuni la quantità ammessa è limitata a un uso personale di massimo 3 mesi di terapia.
Lo dico perché me ne sono accorto di persona: durante il mio primo viaggio, hanno fermato una signora italiana che era davanti a me in dogana per una scatola di Oki, il comunissimo antinfiammatorio che chiunque tiene nel beauty case in Italia. Ai controlli a raggi X è saltato fuori come qualcosa da verificare, e ci siamo trovati a spiegare (si perché ovviamente la signora non parlava inglese), in aeroporto, cos’è un farmaco che in Italia si compra in qualsiasi farmacia senza pensarci due volte. Si è risolto senza conseguenze, ma è servito a farci capire che in Corea i controlli sui farmaci sono presi molto più sul serio che altrove.
Un secondo dettaglio che sorprende quasi tutti: la Corea ha tolleranza zero sulle sigarette elettroniche. Non è un controllo blando come in altri paesi asiatici: chi viaggia con svapo, anche solo per uso personale, deve informarsi bene prima di partire (In India sono ancora peggio).
I documenti restano responsabilità di ognuno – ma questa storia spiega perché conviene controllare bene
Anche qui vale la stessa premessa che faccio sempre: la parte documenti è responsabilità del singolo viaggiatore, non nostra. Ma l’episodio della scatola di Oki mi ha insegnato che in Corea vale la pena controllare anche i farmaci più banali, non solo passaporto e biglietti, prima di fare la valigia.
Riassumendo: per il visto Corea del Sud 2027 le regole restano relativamente semplici per un cittadino italiano, con un’unica novità reale rispetto agli anni scorsi, il K-ETA che diventa obbligatorio. La parte su cui vale davvero la pena soffermarsi, però, è quella dei farmaci: qui la Corea è più severa di quanto ci si aspetti, ed è un dettaglio che nessuno controlla finché non gli succede.
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